La prima volta di un bambino, senza mai dire la parola «male»
7 agosto 2026 · Bambini · 6 min di lettura
In breve
- La prima visita non serve a curare: serve perché ci sia una seconda, e perché sia facile.
- La frase da non dire è «non ti fa male»: introduce l'idea che si voleva evitare.
- Verso i tre anni, e comunque prima che ci sia un problema.
La prima visita di un bambino, se va come deve andare, dura dieci minuti e non succede niente. Sale sulla poltrona, la facciamo alzare e abbassare, gli conto i denti, scende. Fine.
Sembra tempo perso. Non lo è: è l'unica cosa che rende facile la seconda volta, ed è la seconda volta quella in cui di solito c'è qualcosa da fare.
La frase che fa più danni
«Non ti fa male.»
È detta con le migliori intenzioni e introduce esattamente l'idea che si voleva evitare: prima di quella frase, al bambino non era venuto in mente che potesse far male. Adesso sì, e ci arriva già in guardia.
Lo stesso vale per «sei stato bravissimo, non hai pianto» — che stabilisce che c'era qualcosa per cui piangere — e per le promesse di premi, che dicono che quello che sta per succedere è una cosa da compensare.
Quello che funziona è molto più noioso: dire dove si va e basta. «Andiamo dal dentista, ti guarda i denti.»
Cosa faccio io in quei dieci minuti
Parlo con lui, non sopra la sua testa. Gli faccio vedere gli strumenti prima di usarli, glieli faccio toccare se vuole. Se dice di no a qualcosa, quella cosa non la facciamo quel giorno: un no rispettato la prima volta vale più di qualunque cosa avrei potuto controllare.
Non uso parole tecniche e non uso nemmeno le finte parole rassicuranti tipo «l'acqua che fa il solletico». I bambini si accorgono quando li si sta prendendo in giro, e quando se ne accorgono smettono di fidarsi di tutto il resto.
Quando portarlo
Verso i tre anni, quando i denti da latte ci sono tutti, e comunque prima che ci sia un problema. Un bambino che entra per la prima volta con un dente che gli fa male impara che lo studio è il posto dove si va quando si sta male, e quella associazione poi va disfatta.
Se il dolore c'è già, però, si viene lo stesso e si fa quello che serve. La regola è utile, non è più importante del bambino che ha male adesso.
«Tanto sono denti da latte»
Cadono, ma non subito: gli ultimi vanno via verso i dodici anni. Nel frattempo tengono lo spazio per i denti definitivi, e uno perso troppo presto lo lascia richiudere — così quello che deve arrivare trova meno posto di quanto gliene serve.
E una carie su un dente da latte fa male esattamente come su un altro. Il fatto che sia provvisorio non lo rende meno suo.

Chi ha scritto
Dott. Antonio Caracausi
Odontoiatra · Albo Odontoiatri di Lucca n. 618
Si occupa di conservativa, odontoiatria infantile, gnatologia. Riceve a Lucca, in Via delle Ville Prima 966.
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